La fine di una relazione è una tragedia?

Rimettere insieme i cocci è una delle pratiche più comuni nel mondo femminile. E’ perché siamo fragili? Perché dopo la fine di una relazione facciamo di questo modo di dire un mantra? Si sa, chiudere una relazione è difficile, doloroso, ma a volte necessario. Il periodo di “convalescenza” varia da persona a persona, ma tutti (dico tutti ) hanno bisogno di un po’ di tempo per rimettersi in sesto. Non è come prendere quanto più Oki o Veclam possibile per placare l’influenza, magari fosse così facile! Si tratta di passare un vero e proprio periodo di riconciliazione con il proprio Io.
Solo una buona dose di solitudine, amici e cocktail rappresenta la formula quasi perfetta per affrontare una rottura. Che si lasci o che si sia lasciati il punto è sempre lo stesso: ricominciare.

Ho conosciuto persone che mai si sono riprese, altre che dopo una settimana stanno già una favola, e poi quelle come me: settimane di puro “non lo so”. Quella sensazione di non sapere se si sta bene o male, se si vuole piangere o ridere. Tutto ciò che importa in questo  delirio è reagire e ci sono diversi modi per farlo:

  1. Divano addicted: tipa in pigiama, con una scorta di gelato Häagen Dazs nel freezer e  abbonamento a Netflixl. Questa modalità la definisco come la segregazione, con qualsiasi rifiuto di contatto con la società.
  2. Scatolone in soffitta: questa modalità consiste nel ricontattare vecchie amicizie. La speranza è che non ti detestino per essere sparita durante la tua relazione. Rispolverare vecchi legami a volte può essere la soluzione per ritrovare la vecchia te stessa e da lì, ricominciare. Forse.
  3. Wild: modalità di pura lussuria e una piccola dose di alcolismo. Un po’ come il chiodo schiaccia chiodo, ma senza cercare nulla di serio: solo divertimento e tanto, tanto alcol.

Insomma, solo tre delle infinite possibilità di scelta per riprendersi dalla fine di una relazione. Per rispondere alla prima domanda, dunque, non direi che il motivo è la nostra fragilità. Anzi, forse è la nostra fragilità a renderci straordinariamente forti.

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