La bellezza collaterale

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Ero tornata dal supermercato, in quanto mi servivano alcune cose per la partenza. Nel sacchetto avevo soltanto un pacchetto di salviette struccanti, cinque paia di calzini e un bagnoschiuma alla vaniglia da 250ml che mai avrei potuto portare nel bagaglio a mano. Ma il profumo era così buono. Poi, in tutto questo nulla assoluto, mi balenò in testa un solo e unico concetto: la bellezza collaterale.

La parola collaterale deriva dal latino e significa qualcosa che sta a fianco, di lato. In botanica rappresenta organi posti gli uni di fianco agli altri. Un’altra accezione identifica qualcosa che si sviluppa insieme e parallelamente ad altro.

Allora mi chiedevo: Cos’è la bellezza collaterale di cui parlano tutti? Numerosi la descrivono come l’attitudine a guardare il mondo da una prospettiva meno limitante, aperta a diverse possibilità.

Madeleine : La cosa importante è cogliere la bellezza collaterale che è il legame profondo con tutte le cose. Hai ricevuto un dono. Un profondo contatto con ogni cosa. Tu cercalo. Te l’assicuro, è lì! La bellezza collaterale.  “Collateral Beauty” film, 2016.

Sarà forse uno stile di vita, un modo di affrontarla anche nei momenti più difficili che tutti noi affrontiamo?
Di questi tempi tendiamo a guardare le cose in una prospettiva limitante, materialistica, superficiale. Tutto quello che accade viene preso così com’è, senza mai andare in profondità. Ricercare le motivazioni del perché siamo soggetti a determinati eventi piuttosto che ad altri è una pratica che non consideriamo.
La felicità non è data, non è dovuta e implica necessariamente un impegno da parte nostra.

Oggi avevo compreso che tutto quello che mi stava succedendo in questo periodo significava qualcosa di più di un semplice cambiamento. La bellezza collaterale, infatti, era proprio davanti a me (e non parlo né dei calzini, né di quel favoloso doccia schiuma alla vaniglia): avevo saputo amare probabilmente per la prima volta ed ero cresciuta così tanto rispetto a un anno e mezzo prima.
Se molti ritengono che dopo una relazione non rimane nulla, a me rimaneva tutto. Ogni singola cosa.

Tutto quello che avevo costruito parallelamente a quella relazione era ancora lì, a darmi tanto e sempre di più. Il mio lavoro, ad esempio, non se n’era andato. I frutti dei miei sacrifici tanto meno. Questa era la bellezza collaterale che ancora non avevo compreso a fondo.

E mentre concludevo l’articolo, forse per caso, dalla finestra di casa mia sentì piacevolmente echeggiare la melodia decisamente retro di Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno. Ed eccola lì, the collateral beauty.

 

Chiara Airoldi 

 

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