The New 90s con Barbie

L’inevitabile noia del martedì sera aveva preso il sopravvento, così decisi di tirar fuori una delle tante riviste di Vogue gelosamente conservate nel mio scaffale. Eccola: Settembre 2016. Copertina scattata da Steven Meisel. L’avevo già letta due volte quel mese: con quello che costa almeno più di una volta bisogna sfogliarla. Aprì la rivista completamente a casaccio e capitai su un articolo scritto da Carlo Ducci: Long Life, Barbie il titolo. Me lo ricordavo bene, un articolo in cui intervistava Richard Dickson (Presidente della Mattel). 
Prima di immergermi per la terza volta nella lettura annusai le pagine. Potete dire quello che volete, ma il profumo della rivista di Vogue non ha niente a che vedere con nessun’altra fragranza al mondo.
L’articolo anticipava il debutto delle dieci “Barbie Fashion Icons 2016” durante la fashion week, per celebrare il 57esimo compleanno della prestigiosa bambola americana. Infatti, dieci stilisti avevano realizzato outfit decisamente alla moda per le bambole, ritratte nelle vesti di Creative Director di maison di lusso.

Cosa mi colpì maggiormente dell’intervista furono alcune parole di Richard Dickson.

[…] Barbie ha sempre rappresentato l’idea del sogno. Era il modello estetico e di status su cui ogni bambina inventava quello che avrebbe voluto vivere da grande.

E ancora:

[…] E’ stata lo strumento con cui le bambine hanno potuto fantasticare sul loro ruolo e sulla loro visione del mondo nel percorso sociale che si apprestavano a vivere.

Barbie ha seguito le tendenze, gli avvenimenti sociali e politici decennio per decennio. Ha rappresentato una donna in carriera, nella veste di centottanta professioni diverse. Oggi sarebbe più idoneo rappresentare una Barbie super social, ma c’è di più dietro una Instagram Story.
Le tendenze sono cambiate e forse stiamo tornando nei nuovi anni ’90, in cui la donna emancipata e in carriera, autosufficiente e con un bel caratterino, chiede la rivincita.

Barbie siamo tutte noi in ogni stato della nostra vita e in ogni stadio del contesto sociale, solo che noi non siamo di plastica. Se da piccole abbiamo giocato con una Barbie, ora potremmo giocare con la nostra vita. Possiamo sfidare le convenzioni, i luoghi comuni, gli stereotipi moderni, per abbracciare una visione non-limitante. Il nostro percorso sociale non si ferma a una borsa di Valentino e a superficiale ricchezza. Il percorso sociale di cui la bambola si fa portatrice (in vesti assolutamente expensive) è una lunga strada verso la piena consapevolezza del proprio valore, verso l’autorealizzazione. Tutto questo in completa parità con gli uomini (solo che noi lo facciamo con più stile).

Il messaggio di una Barbie vecchia di 57 anni, ma moderna come noi giovani, sta proprio in questo: nell’eterogeneità del nostro genere, nella nostra voglia di vivere e di poter trasmettere che anche se ci vestiamo da Coco Chanel, abbiamo le palle.

 

Chiara Airoldi

 

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