Il treno delle 8:57 

Il treno ti riserva ogni giorno un’esperienza nuova. Quella mattina, mentre studiavo gustandomi il silenzio e il rumore delle ruote sui binari, due donne parlavano di casa, Mondo Convenienza, arredamento e chissà di quante altre cose. La cosa che più mi divertiva era la passione che ci mettevano nei loro discorsi, come se non ci potesse essere niente di meglio. Loro erano l’esempio lampante della donna sposata con un figlio tra i 2-10 anni, ancora raggianti e incredibilmente focalizzate su casa e bambini.

L’incubo. Per me impersonavano l’incubo. Cercai di voltarmi verso il finestrino, come se servisse a scampare al fato che colpisce il 90% delle volte il sesso femminile. Dov’erano i mariti? Non si parlava più di passione? Dov’era finito il romanticismo?  Il terrore mi assalì visibilmente, tanto che due uomini di fronte a me non poterono fare a meno di notare la mia frenesia nello scrivere.

Quando pensavo di averle sentite tutte, una delle due donne estrasse dalla borsa con fierezza un libro dalla copertina morbida e bianca. “Qualcosa di interessante, finalmente”, pensai. Affrettai troppo le mie conclusioni perché dopo qualche secondo una delle due inizió a descrivere la trama del libro: come diventare una mamma perfetta. Non so quale tipo di problema potesse affliggere queste due donne, ma dare soldi a una casa editrice sperando che possa trasformarti in un’esperta di pedagogia mi sembró un’assurdità.

Nella mia visione di vita quella era proprio la fine che volevo evitare. Il mio sogno, forse un po’ improbabile, era proprio quello di costruire sì un futuro con qualcuno (magari senza figli ecco), ma mantenendo degli equilibri e dei focus diversi. Mi sembrava limitante concentrarmi solo su una ringhiera da riverniciare. Noi donne siamo questo? Nella mia ottica potevamo fare di meglio.

Il treno comunque arrivó a Milano e finalmente mi separai dalle due donne, augurandole di spendere un po’ più di tempo a letto con il proprio marito. A fare il nulla più totale.
Chiara Airoldi

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