La moda è “superficiale”

Il momento più bello di ogni mese, per quel che mi riguardava, era l’uscita del nuovo numero di Vogue. La mia stanza era un trionfo di copertine scattate da grandi fotografi. Incredibilmente piene di significato. Il mio rituale di acquisto era iniziato qualche anno prima e da allora non l’avevo più abbandonato.
Adoravo sprofondare in una qualsiasi superficie morbida e confortevole, sfogliando le pagine di una rivista di cui adoravo persino l’odore. Inebriante.
La ricercatezza, l’haute couture, l’artigianalità, la poesia e l’arte si presentavano in un compatto formato di cinquecento pagine. Tutto era lì, tra foto di alta moda e articoli scorrevoli e romantici nella lettura.

Mi assaporavo il momento di consapevolezza di fare parte di quel mondo, che molti ritenevano superficiale. Mi chiedevo: cosa vuol dire superficiale in fin dei conti? Superficiale ha sempre avuto un’accezione più che negativa, solitamente associata a un uomo che pensa alle donne come materiale sessuale, alla donna che pensa ai soldi e non all’amore.
Eppure il significato etimologico della parola è: la parte esterna di ogni corpo. Ciò che sta sopra, che ci avvolge come un involucro indistruttibile. L’essenza della moda era proprio nell’ornare, nel costituire un’estensione eterna del nostro essere, senza necessariamente alienarlo. Questa era la moda per me, che andava oltre il cartellino dei prezzi e si soffermava su quello che rappresentava.
Potevo senz’altro affermare che la moda mi aveva salvata e non parlo lavorativamente parlando. Mi aveva resa consapevole dell’enorme eterogeneità del mondo. Mi aveva aperto la mente, guidandomi verso una piena consapevolezza del mio essere una donna work in progress. Paradossalmente mi aveva insegnato ad essere umile e ad avere una profondità di pensiero che mai avevo sperimentato.

Quindi sì, la moda è superficiale, profonda, camaleontica e fragile. E, nonostante fossi sempre stata abituata a banalizzare e ridurre la mia vita a un’ondata di sarcasmo, io mi ritrovavo proprio in quegli aggettivi.

La mia vita da single stava andando a gonfie vele e, fin quando Vogue avrebbe continuato a sfornare meravigliosi numeri, così sarebbe sempre stato.

 

Chiara Airoldi

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