Storie di frequentazioni o conoscenze insolite

Un’evoluzione continua, ecco come descriverei in pochi secondi gli ultimi sei mesi. Poco meno di una gravidanza, il mio è stato una sorta di viaggio mistico. Un pendente che si muove costantemente da una parte all’altra, da odio e amore, da soddisfazione e insoddisfazione. Ecco come descriverei questi sei mesi passati.

Una serie incalzante di eventi esilaranti mi aveva più spesso ispirata a raccontarli rispettando l’anonimato. L’idea mi solleticava parecchio. Ma procediamo per gradi.

Per essere il più sintetici possibile avevo preso decisioni lavorative importanti. Avevo imbevuto le mie giornate ancora più di prima di pensieri relativi al lavoro, alle mie prospettive future. Che palle no? Ma io sono sempre stata così. Come quando mi impuntai di non dover ricevere aiuto da mia mamma per aiutarmi a risolvere le espressioni delle scuole elementari. Poveri loro e il loro udito se solo provavano a darmi la soluzione. Dovevo arrivarci io, no? Una vera rompi palle.

Quindi non c’è da stupirsi se a 22 anni mi ritrovo a pianificare con altrettanta costanza e testardaggine il mio futuro lavorativo, che per me rappresenta una grande passione. Rispettando rigorosamente la sintesi: a Novembre mi laureerò, a Dicembre terminerò il mio rapporto lavorativo per l’azienda dopo un anno e mezzo e a Gennaio inizierò una nuova avventura formativa piuttosto intensa, ma elettrizzante. In tre mesi accadranno tre cose perfettamente diverse e imperfettamente saldate tra loro. Prima di giungere a questa programmazione, che risulta semplice, ho dovuto affrontare diversi ostacoli, senza dei quali non sarei giunta a queste conclusioni. Dio grazie che esistono gli ostacoli e i fallimenti: ci fanno riflettere sulla rotta che stiamo prendendo, ed eventualmente ci fanno migliorare. Un po’ come quando ti penti di aver ordinato quel piatto e realizzi che la scelta giusta l’avevi sotto gli occhi prima: era la prima portata che avevi guardato. Riflettere insistentemente, a volte, può rivelarsi una forte distrazione. A me è servito confrontarmi con le persone a me vicine, magari davanti a un buon vodka sour e passionfruit.

Forte di questo periodo in cui le sole priorità erano me stessa, carriera e amici, pensavo sarebbe stato interessante dilungarmi su alcuni degli eventi esilaranti di questi ultimi sei mesi in tema di uomini.

Fondamentalmente il mare è pieno di pesci, ma non mi sto dedicando alla pesca. Le mie amiche insistono affinché io mi metta più un gioco, dando la possibilità a me stessa e agli altri di farmi conoscere e conoscere. Ecco quello che è successo quando ci ho provato quelle poche volte.

  1. L’errore madornale che qualsiasi persona possa mai commettere, dopo quello di usare una shopping bag la sera, è quello di risentire un ragazzo con il quale ci si è sentiti più volte in passato e con cui puntualmente non è andata bene. Forse per la noia, forse per curiosità, avevo ricominciato a risentire questo ragazzo: un bel tipo, con delle belle idee in testa. Un po’ strano, forse troppo. Non aveva molto un’idea chiara sulle cose e usciva con una persona (che in quel caso ero io) così tanto per fare, senza che esistesse un reale interesse. Insomma, mi sono sempre chiesta “chi ti obbliga a conoscere una persona?“. A meno che non si tratti di uno stalker seriale con tendenze omicide, nessuno. Una delle conoscenze più anonime, probabilmente.
  2. Quest’ultima potrebbe essere la conoscenza più cinematografica fino ad ora. Conobbi questo ragazzo americano nella grande Milano. Un ragazzo bellissimo, sui 28 anni. Aveva questo velo di mistero, non riuscivo ad inquadrarlo (e non si trattava di asimmetria linguistica). Mi chiese di uscire in un modo insolito per gli standard di oggi. Contattandomi tramite la mia business card, con una chiamata. Io ero sul treno, con i piedi pulsanti dopo una giornata a lavoro e lui, con molto modo mi chiese di uscire con una frase tipo “I’m here in Italy for business. I was wondering if you would like to have a drink or something“. Solo per lo stile un po’ old school e perché un po’ l’occhio vuole la sua parte, decisi di accettare. Tutto molto interessante. Ci vedemmo più volte e lui era molto dolce, diversamente da me che il più delle volte ascoltavo lui aprirsi con grande attenzione. Posso dire che poteva piacermi. Nonostante ciò il suo lavoro (di cui non posso specificare né settore né mansione) era per me una spina nel fianco, considerando anche un dettaglio molto importante relative al suo passato. Fu addirittura in grado di dirmi di essersi innamorato di me. Sconcertante. Venne più volte a trovarmi, senza essere dietro l’angolo insomma. Poi dovette partire per gli Stati Uniti per un tempo indefinito e, nonostante i suoi bellissimi messaggi e le sue bellissime parole a me passò come passa una l’influenza: una breve convalescenza, ma con un bellissimo ricordo.

Queste erano state le poche ma in un certo modo memorabili esperienze “amorose” che mi erano capitate nell’arco di sei mesi. Ero felice di aver perlomeno vissuto esperienze selezionate, senza lasciare che la domanda sul mercato prevalesse sulla mia disponibilità e sui miei tempi. Lentamente le mie ferite iniziavano ad essere quasi impercettibili, ma dentro me iniziava a chiudersi una piccola porta, uno spiraglio. Single si sta proprio bene e poi, ci sono ancora più cose da raccontare. E io che pensavo di non avere più niente da dire.

Chiara Airoldi

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